702. «Non portarono alcuna accusa di quei crimini che io immaginavo»

La semina del mattino

702La semina del mattino
702. «Non portarono alcuna accusa di quei crimini che io immaginavo» (At 25,18).

Le insidie contro Paolo non sono mai troppe, come anche i tempi ed i modi per poterlo giudicare e condannare. Ciò che era avvenuto nel processo a Gesù, in un certo senso avviene anche per lui. Tutti sono giudici: dai Giudei agguerriti, al tribuno, fino al governatore Marcio Festo che con un fare giuridico politicamente corretto si trasforma nel debole e codardo di turno. Pur volendo rimanere fedele ad una procedura giuridica, non si assume la responsabilità ultima. Sa bene che non ci sono crimini di cui Paolo è accusato dai Giudei ma una questione relativa alla loro religione e a Gesù, morto, che Paolo sosteneva essere vivo. La presenza “viva ed operante” di Cristo, signore del mondo, determinata dopo la sua ascensione al cielo e la discesa dello Spirito Santo, è predicata con vigore e testimoniata dall’Apostolo con coraggio sempre più sorprendente, sorretto dalla forza che viene dal Risorto. Festo ne è cosciente, ma, pur avendo il potere di farlo, non ha la forza né la voglia di stare dietro a simili questioni preferendo cercare appoggio per le sue velate buone intenzioni, dal confronto col re Agrippa. Ma non serve a nulla se non ad evidenziare ancora di più il sopruso nei confronti di un innocente e la sua preoccupazione di vita lontano mille miglia da queste bazzecole religiose. Tante volte il potere civile dà segni di superficialità e rimane sospeso dinanzi alla verità dei fatti ed all’innocenza delle persone, preferendo piuttosto lavarsi le mani o ancor peggio, affliggere una condanna anche a chi è innocente. Certe correttezze o scorrettezze giuridiche sono simili a manifestazioni di autentica debolezza. P. Angelo Sardone