La semina del mattino
1999. «Gesù fu assunto in cielo. Mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi» (At 1,1.9).
Dopo la sua risurrezione, nell’arco di quaranta giorni Gesù più volte si mostrò vivo ai suoi discepoli con molte prove, apparendo loro e parlando del regno di Dio. Avendo concluso la sua vita terrena con l’atto redentivo per eccellenza, la morte e la risurrezione, dopo aver dato debite istruzioni agli apostoli scelti nello Spirito Santo, raccomandando loro di non allontanarsi da Gerusalemme ed assicurandoli del loro prossimo battesimo nello Spirito Santo, sul monte detto degli Ulivi, consacrato come luogo dell’Ascensione, Egli fu assunto in cielo. La fonte storica è l’evangelista Luca che la colloca negli Atti degli Apostoli. Si tratta contemporaneamente del congedo di Gesù dal mondo e del ritorno al Padre per completare la Redenzione. Cristo sale al cielo e siede alla destra del Padre: è il Signore, che regna con la sua umanità nella gloria eterna di Figlio di Dio e intercede incessantemente in nostro favore presso il Padre (CCC, 659). Due uomini in bianche vesti, due angeli, agli Apostoli che continuavano a guardare il cielo che aveva sottratto Gesù ai loro occhi, assicurarono che era stato assunto al cielo e che tornerà un giorno allo stesso modo in cui era stato visto andare in cielo. La professione di fede ha recepito questo dato nella sua formulazione: «Gesù è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine». Questa è la nostra fede, la fede della Chiesa. Siamo protesi verso il cielo dando il giusto valore alle cose della terra e vivendo per le cose celesti. La odierna memoria liturgica di S. Annibale M. Di Francia, per noi solennità, è trasferita a domani. P. Angelo Sardone