1996. «Trovato un certo Giudeo, di nome Aquila venuto di recente dall’Italia insieme a Priscilla, sua moglie si recò da loro. Siccome era dello stesso mestiere andò ad abitare con loro e lavorava»

La semina del mattino
1996. «Trovato un certo Giudeo, di nome Aquila venuto di recente dall’Italia insieme a Priscilla, sua moglie si recò da loro. Siccome era dello stesso mestiere andò ad abitare con loro e lavorava» (At 18,2-3).

Dopo l’insuccesso ad Atene, Paolo andò a Corinto, la Capitale romana della Provincia dell’Acaia. Questa città, con un fiorente commercio derivante dai due porti sul mar Egeo e sull’Adriatico, entrerà di diritto nella storia e nella vita di S. Paolo per la sua evangelizzazione e per le lettere indirizzate alla locale comunità. Era una città cosmopolita, nota anche per la leggerezza dei costumi. Due terzi dei suoi abitanti erano schiavi. Quivi giunto incontrò una coppia, il giudeo Aquila e sua moglie Priscilla, profughi da Roma, dove l’imperatore Claudio aveva comandato l’espulsione dei Giudei. Prese dimora presso di loro condividendo il medesimo lavoro di fabbricanti di tende con il tessuto di peli di capra. Questo lavoro Paolo già lo faceva nella sua patria. Desiderava così rendersi autonomo nella sua amministrazione o per lo meno collaborare con quelli che lo accoglievano. L’incontro con questa coppia permette all’apostolo di avere un impatto significativo con la realtà della famiglia e godere del supporto di collaborazione nell’evangelizzazione di queste persone che si riveleranno del tutto affidabili e molto serie. È molto importante anche oggi la condivisione evangelizzante delle coppie e dei nuclei familiari a supporto dei pastori. Attraverso esperienze diverse di intensa formazione cristiana, tante coppie stabiliscono di dedicarsi a tempo pieno all’evangelizzazione, anche fuori dei confini patrii. Così la vocazione matrimoniale si pone a servizio qualificato nel compito dell’annuncio e nella testimonianza cristiana. P. Angelo Sardone