Domenica delle Palme

La semina del mattino

2300. Domenica delle Palme, commemorazione dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme. Come con un preludio di alto valore artistico e strumentale Gesù entra a Gerusalemme per dare compimento al progetto del Padre ed apre così la Settimana santa per eccellenza, cuore dell’intero anno liturgico, in un quadro di altissimo valore teologico che unisce il trionfo regale di Cristo e l’annuncio della Passione. La cornice è un’asina con un puledro coperti con un mantello, una numerosissima folla che stende i mantelli sulla strada e i figli degli ebrei che gridano «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!», Gloria, lode, onore al profeta Gesù. Egli adempie le Scritture che lo vogliono senza sfarzo e spettacolarità, che si avvia verso la passione. Si annunziano così i grandi temi della settimana che riguardano il «Servo di Jahwè» che non oppone resistenza, che presenta il dorso ai flagellatori e le guance a chi gli strappa la barba e la faccia a chi gli sputa e lo insulta. Il tutto si inquadra in un innocente che accetta la una ingiusta condanna, che vive la passione nella quale lava le colpe ed acquista la salvezza. La Settimana Santa non si sviluppa solo come memoria storica, ma una attualizzazione degli eventi più grandi della salvezza attraverso un intenso percorso spirituale che va dalla conversione, alla contemplazione del mistero della croce fino alla risurrezione. Non si tratta oggi solo di rami di palma, ma di cuori pentiti ed umiliati, sporchi di peccato quasi rosso di porpora che devono diventare candidi come la neve. I ramoscelli d’ulivo o le palme vanno conservati come testimonianza di fede in Cristo, re messianico, e nella sua vittoria pasquale. P. Angelo Sardone