Sintesi liturgica Anno «A»
Domenica delle Palme.
Il solenne ingresso di Gesù in Gerusalemme segna l’inizio della Settimana santa nella quale la Chiesa fa memoria e celebra il compimento degli atti della salvezza operata da Cristo negli ultimi suoi giorni di vita. Le folle degli Ebrei lo accolgono festanti e gli gridano sontuosi epiteti messianici. Il testo profetico di Isaia in forma chiara delinea i contorni del dramma che si consuma nel «servo di Jahwè» dimesso, quasi rassegnato dinanzi agli aguzzini, abbandonato al volere di Dio e fiducioso nella sua assistenza sicura e la certezza di non essere svergognato e confuso. Nella medesima scia si colloca il cantico cristologico della Lettera ai Filippesi, che decanta la privilegiata condizione divina se pure svuotata nella condizione umana, umile ed obbediente fino alla barbarie ed all’atrocità infamante della croce, esaltata nel nome di «Signore», al di sopra di tutto e di tutti, per cantare la gloria del Padre. Il tono drammatico pervade l’intero racconto della passione: dalla consegna del traditore, Giuda, alla istituzione dell’Eucaristia; dalla solitudine angosciante ed orante dell’orto degli ulivi, all’andirivieni dai palazzi di giustizia che si esaltano per verdetti falsi ed ingiusti; dalla terribile flagellazione alla disonorante morte in croce, alla ipocrita sorveglianza imposta alla tomba. All’esamerone (cioè i sei giorni) della creazione, opera di Dio, può accostarsi in parallelo una sorta di esamerone della redenzione operata da Cristo, come una ri-creazione del mondo danneggiato dal peccato, ed una ri-creazione interiore dell’uomo, dall’oscurità del peccato e della morte alla luce della grazia e della risurrezione. P. Angelo Sardone