La semina del mattino
2418 «Veniamo consegnati alla morte a causa di Gesù» (2Cor 4,11).
La Chiesa celebra oggi la festa di S. Giacomo, il maggiore, figlio di Zebedeo e fratello di Giovanni, il primo martire tra gli apostoli. Insieme con Pietro e suo fratello fu testimone prescelto da Gesù in diverse circostanze e, particolarmente, nella Trasfigurazione e nel Getsemani. Il suo nome richiama quello di Giacobbe. Sua madre si chiamava Salome, e fu proprio lei a chiedere al Maestro che i suoi due figli avessero un posto speciale nel regno di Dio. Il calice della passione profetizzato per lui dallo stesso Gesù, lo bevve nella primavera dell’anno 42, quando, a seguito della persecuzione avviata da re Erode Agrippa I, fu ucciso decapitato. Della sua vita, oltre quello riportato dai vangeli, non si sa più nulla. Secondo una Legenda detta «Aurea», i suoi discepoli trafugarono il suo corpo e lo portarono in Galizia, a nord ovest della Spagna. L’anacoreta Pelagio, il 830 scoprì il suo sepolcro a seguito di una visione luminosa e per questo quel luogo fu detto «campus stellae», da cui derivò la località detta Santiago (cioè S. Giacomo) di Compostela. Nel corso del Medioevo la tomba fu meta di grandi pellegrinaggi favoriti anche dalla costruzione di una grandiosa basilica che tuttora è meta di milioni di pellegrini di ogni parte del mondo. Dallo splendore della luce trasfigurante del monte, egli passò al buio del dolore del Getsemani che costituì un forte momento di maturazione nel mistero della gloria, ossia la croce. La rappresentazione iconografica lo riproduce con in mano il bastone del pellegrino ed il rotolo del Vangelo. Auguri a tutti coloro che portano il suo nome perché, come lui, siano disponibili a testimoniare Gesù con coraggio e generosa adesione. P. Angelo Sardone