La semina del mattino
2396. «Cristo fu da lui riconosciuto suo Signore e suo Dio».
Si celebra oggi la memoria liturgica dell’apostolo S. Tommaso, detto didimo, cioè gemello. La sua vicenda umana è nota soprattutto per la sua incredulità. Ma non è tutto qui. Certamente la sua fermezza e fierezza nell’esigere di vedere e capire, é manifestazione di una situazione comune di voler comprendere per credere. E Gesù gli dà tutti i mezzi per farlo agendo con pazienza ed astuzia. Già nell’episodio evangelico della risurrezione di Lazzaro, proprio Tommaso aveva esortato i suoi condiscepoli ad andare con Gesù in Giudea nonostante i gravi pericoli determinati da coloro che volevano ucciderlo. La sua affermazione è una obbedienza velata di forte pessimismo: «andiamo anche a noi a morire con Lui». Ma è soprattutto nel Cenacolo di Gerusalemme che l’Apostolo darà prova della maturità della sua fede quando dinanzi a Gesù che gli mostra mani, piedi e costato aperto, non potrà fare altro che dire: «Signore mio e Dio mio», una altissima, profonda e completa professione di fede che causerà da parte di Gesù una ennesima beatitudine per «quelli che, pur non avendo visto, crederanno». Secondo la tradizione, evangelizzò la Siria, la città di Edessa, fondò la prima comunità cristiana di Babilonia, in Mesopotamia, dove rimane per sette anni, quando parte per l’India: qui una fiorente comunità ebraica in poco tempo diventa cristiana. Qui muore martirizzato, trafitto da una lancia nell’attuale Chennai, intorno al 72 d.C. Auguri a tutti coloro che portano il suo nome, perché esprimano nella loro vita la convinzione ferma e decisa del credo in Gesù Cristo, Dio e signore di tutto. P. Angelo Sardone