2378. «Lo condussero fuori della città e lo lapidarono ed egli morì»

La semina del mattino
2378. «Lo condussero fuori della città e lo lapidarono ed egli morì» (1Re 21,15).

Si conclude così, tragicamente, l’episodio del ciclo di Elia che si riferisce a Nabot di Izreel che non aveva voluto cedere la sua vigna al re Acab. Risolutrice della controversia fu con un fare prepotente, sua moglie Gezabele, impavida e certa di poter ottenere il risultato, inscenando una vertenza giudiziaria per far condannare il malcapitato, accusato ingiustamente di aver maledetto Dio e il re. Due infami accusatori avevano seguito il perverso copione voluto dalla perfida regina ed il povero Nabot fu pubblicamente lapidato. A questa vicenda biblica si aggancia la storia di S. Vito martire del quale oggi si celebra la memoria liturgica, circondato da un alone taumaturgico. Nella sua vicenda umana e cristiana, si congiungono leggenda, miracoli e fede. Nato a Mazara del Vallo in Sicilia nel III secolo, rimasto orfano di madre, fu convertito al Cristianesimo in tenera età dal maestro Modesto e dalla nutrice Crescenzia, ed iniziò ad operare prodigi e guarigioni miracolose. Per sottrarsi alle ire paterne durante le persecuzioni di Diocleziano, fuggì in barca con Modesto e Crescenzia e giunse a Roma, dove guarì il figlio dell’imperatore Diocleziano, suo coetaneo, affetto da epilessia. Avendo rifiutato di abiurare la fede cristiana per adorare gli dei pagani, fu sottoposto a torture terribili dalle quali uscì miracolosamente illeso, liberato dagli angeli. Subì il martirio presso il fiume Sele, in Lucania nel 303 d.C. durante le persecuzioni quando aveva tra i 12 e 17 anni. Molto popolare nel Medioevo, fa parte dei cosiddetti «Ausiliatori», i santi la cui intercessione era considerata molto efficace in particolari occasioni e per guarire determinate malattie. È invocato per quelle dovute al morso di bestie velenose ed a movimenti incontrollabili di spasmi ed epilessia. Auguri a tutti coloro che portano il suo nome che evoca il dono grande della vita ed il valore eroico della testimonianza. P. Angelo Sardone