La semina del mattino
2355. «A Roma fu permesso a Paolo di abitare per conto suo, con un soldato a guardia» (At 28,16).
L’ultimo capitolo degli Atti degli Apostoli si conclude con l’arrivo di Paolo a Roma. Dal momento che i Giudei contestavano il fatto che i Romani non avessero trovato nulla per cui condannarlo, Paolo aveva dovuto appellarsi a Cesare e, quindi, di conseguenza, raggiungere la capitale dell’Impero. Era rimasto nell’isola di Malta per tre mesi e le sue capacità taumaturgiche si erano rivelate in pienezza, dal momento che tanti malati nell’isola si recavano da lui ed erano guariti. Con una nave di Alessandria che aveva svernato nell’isola, verso la fine del mese di febbraio finalmente parte alla volta di Roma. Approda prima a Siracusa, quindi a Pozzuoli dove rimane sette giorni con la locale comunità cristiana e, quindi, arriva nei pressi di Roma, al Foro Appio ad una settantina di chilometri dalla città eterna, dove gli vengono incontro i fratelli cristiani. Di qua poi raggiunge Roma dove gli viene permesso di fruire del regime della custodia militare, vivendo in una casa presa a pigione, col vincolo di pagare per il suo mantenimento e rimanere legato al polso di un soldato lasciato a guardia. Rimane per circa due anni agli arresti domiciliari, continuando a predicare liberamente. Con l’arrivo a Roma, intorno al 60–61 d.C. in un certo senso termina L’itinerario della Parola che finalmente è giunta nel cuore stesso dell’Impero e di qui potrà diffondersi ovunque. Secondo la Tradizione e gli studiosi, liberato dopo il primo processo, Paolo viaggiò in Oriente o in Spagna e, tornato a Roma, fu arrestato nuovamente sotto Nerone e morì martire nell’anno 67. P. Angelo Sardone