La semina del mattino
2354. «S. Rita da Cascia è donna, sposa, madre, vedova e monaca e insieme modello di vita più che mai valido anche oggi» (Papa Francesco).
Seppure come memoria liturgica facoltativa, oggi la Chiesa celebra S. Rita da Cascia (1381-1457), una delle sante più popolari, amate ed invocate nel mondo come «la santa degli impossibili» per la sua intercessione efficace nei casi disperati. Il suo vero nome è Margherita Lotti, figlia unica di Antonio e Amata Ferri di Roccaporena, frazione a 5 km da Cascia, stimati ed incaricati come pacieri tra i contendenti della citta, che la danno in moglie a Paolo di Ferdinando di Mancino, «un ghibellino risentito» da lei aiutato a vivere da cristiano più autentico. Rimasta vedova a causa della morte violenta prima di suo marito e poi dei due figli che così evitarono di diventare assassini, a 36 anni entrò nel monastero dell’Ordine di S. Agostino a Cascia per consacrarsi a Dio. Nel monastero si distingue per la sua umiltà, lo zelo nella preghiera e nei compiti affidati, con frequenti digiuni e penitenze da cui traspaiono le sue virtù nell’esercizio della carità con visite agli anziani, cura degli ammalati, assistenza ai poveri. La contemplazione di Cristo le permette di partecipare alla sua passione. La sua figura è legata ad una spina conficcata sulla fronte che ricordava le sofferenze della corona di Cristo e al segno della rosa, per un prodigio avvenuto, quando, prossima alla morte, chiese ed ottenne una rosa dal giardino, nonostante fosse pieno inverno. L’opera più grande della sua vita fu l’esercizio del perdono. Alla sua morte si sviluppò un forte culto ed il suo corpo non fu mai sepolto, proprio come oggi è ancora possibile vedere. Auguri a tutte coloro che portano questo bel nome, perché possano ricopiare nella loro vita i tratti essenziali di questa donna, modello di virtù e di santità. P. Angelo Sardone