La semina del mattino
2347. «Non aver paura; continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male: in questa città io ho un popolo numeroso» (At 18,9-10).
Dopo il semi-fallimento ad Atene, dove la gente gli aveva fatto capire che discorsi sulla risurrezione, come quello che aveva fatto, non li convincevano ed anzi lo canzonavano dicendogli che l’avrebbero ascoltato un’altra volta, Paolo si reca a Corinto, capitale della provincia romana dell’Acaia. La città cosmopolita, servita da due porti, aveva una grande risonanza per la cultura, il commercio, la leggerezza dei costumi. Due terzi della popolazione erano schiavi. Paolo non è solo: ci sono Silvano e Timoteo e si sono aggiunti anche Aquila e Priscilla, coppia di giudei reduci da Roma dove Claudio aveva ordinato l’allontanamento dei tutti i Giudei. Anche in questo territorio proprio i Giudei sono i maggiori oppositori che contrastano aspramente quanto l’Apostolo va dicendo, cercando, come al solito, di sobillare il popolo, fino a portarlo davanti al tribunale. Dinanzi a queste enormi difficoltà é il Signore stesso che di notte gli parla sostenendolo nella sua missione ed incitandolo a continuare a parlare e a non tacere, assicurandogli la sua presenza ed il favore del numeroso popolo, nonostante l’opposizione dei Giudei e la corruzione di quella città pagana. Quando la missione incalza e richiede temperamento e costanza, è il Signore stesso che sorregge l’intraprendenza e l’ardore dei missionari con la garanzia della sua presenza ed il favore di un «altro popolo» che gradualmente si sostituisce o si integra con quello che tradizionalmente o per consuetudine storica ed ambientale, aderisce ai valori della fede. P. Angelo Sardone