2343. «Il Signore aprì il cuore a Lidia per aderire alle parole di Paolo. Dopo essere stata battezzata insieme alla sua famiglia, ci invitò dicendo: Se mi avete giudicata fedele al Signore, venite e rimanete nella mia casa»

La semina del mattino
2343. «Il Signore aprì il cuore a Lidia per aderire alle parole di Paolo. Dopo essere stata battezzata insieme alla sua famiglia, ci invitò dicendo: Se mi avete giudicata fedele al Signore, venite e rimanete nella mia casa» (At 16,14-15).

Paolo ha avviato il secondo viaggio missionario, intorno agli anni 49-52 d.C., un momento importante che segna l’ingresso del cristianesimo in Europa. Il contesto odierno è quello di Filippi, colonia romana della Macedonia, a nord della Grecia, abitata anche da veterani dell’esercito romano. Era situata lungo la Via Egnatia, grande strada commerciale di collegamento tra l’Oriente e l’Occidente, punto nevralgico per la diffusione del Vangelo. Paolo era giunto attraverso il mare Egeo, a seguito di una visione notturna di un Macedone che lo supplicava di passare in Macedonia ad aiutarli e vi rimase alquanti giorni. Qui viveva Lidia originaria di Tiatira (Turchia), una donna timorata di Dio e simpatizzante del giudaismo senza essere ebrea, benestante, appartenente ad un ceto piuttosto elevato dal momento che era commerciante di porpora, tessuto o colorante molto costoso, simbolo di prestigio e ricchezza. Paolo la trovò insieme ad alcune donne che pregavano lungo il fiume, fuori della città. Il Signore le aprì il cuore: accolse l’annuncio di Paolo con grande disponibilità fino a chiedere di essere battezzata con l’intera sua famiglia. Non si ferma qui: dal momento che la fede si traduce immediatamente in accoglienza e servizio, apre la propria casa per ospitare i missionari. Lidia è considerata la prima donna convertita d’Europa, ma anche il segno concreto dell’accoglienza e del sostegno intelligente e pratico alla missione apostolica. Nella mia pluridecennale esperienza di animatore vocazionale, di casi come questi ne ho vissuti tanti. Sono ancora profondamente grato a quanti mi hanno aperto le porte della loro casa e del loro cuore per la costruzione di un’amicizia sana e di una condivisione apostolica efficace. P. Angelo Sardone