2298. «Il Signore è al mio fianco come un prode valoroso, per questo i miei persecutori vacilleranno e non potranno prevalere»

La semina del mattino
2298. «Il Signore è al mio fianco come un prode valoroso, per questo i miei persecutori vacilleranno e non potranno prevalere» (Ger 20,11).

Il profeta Geremia riporta nel suo libro un capitolo, il ventesimo, che gli esegeti chiamano «Le confessioni». Si tratta di uno struggente tratto autobiografico nel quale il profeta rilegge la sua vita e proclama davanti a Dio la sua stanchezza e lo sconforto esistenziale. Non è sfiducia in Dio, né tanto meno lamentosa preghiera, quanto la manifestazione reale di uno stato d’animo abbattuto dinanzi alle ricorrenti difficoltà di rapporto e di comprensione col popolo al quale il Signore lo ha inviato. Il clima attorno al profeta è di evidente diffidenza, aperta ribellione, di rifiuto, di ostinazione. La gente non accoglie affatto le sue indicazioni, anzi il suo parlare è divenuto talmente assordante da meritare l’epiteto di «terrore all’intorno». Tutti attendono la sua caduta. Anche se il linguaggio tocca vertici di sconforto fino a fargli desiderare la morte e rimpiangere il giorno nel quale nacque, la fiducia nel Signore rimane salda. La disperazione cede il passo alla piena fiducia in Dio del quale riconosce la presenza e la difesa. I suoi grandi problemi non sono l’ultima parola. La sofferenza concreta, drammatica, si risolve in un abbandono nelle mani di Dio. Anche quando ci si sente attaccati da tutto e da tutti, quando tutto sembra contro, quando anche i buoni attendono la caduta e lo sfaldamento della propria identità compatta nell’affermazione dei valori, il Signore manifesta la sua grazia e la sua forza che diventano grazia e forza per chi a Lui si affida. P. Angelo Sardone