La semina del mattino
2296. «Il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele, perché Dio è con noi» (Is 7,14).
Questo versetto è uno dei testi più importanti della Bibbia, in un contesto propriamente messianico. La Liturgia presenta ancora una volta questo oracolo e lo applica oggi alla solennità dell’Annunciazione del Signore, a nove mesi esatti dalla celebrazione del Natale di Gesù. Nella lettura cristiana il figlio, l’Emmanuele, è Gesù e la giovane donna, («almah» in ebraico e «partenos», cioè vergine in greco) è Maria di Nazaret. Il Nuovo Testamento ed in particolare S. Luca, descrive l’evento nel suo vangelo. L’angelo Gabriele è mandato da Dio a Nazaret ad una giovane vergine, Maria, promessa sposa di Giuseppe. Il dialogo è sorprendente per la ragazza che si sente turbata dall’eccezionale saluto rivoltole e dal resto dell’annunzio che predice il concepimento di un figlio, Gesù Cristo, il Figlio stesso di Dio. Pur nella grandezza del mistero e nella comprensibile confusione data l’altezza della profezia, Maria con fede grande e umiltà si dichiara «la serva del Signore» dicendosi disponibile a pieno al compimento della Parola. S. Paolo VI interpreta l’odierna solennità come «festività di Cristo e insieme della Vergine» dal momento che il contenuto centrale dell’annuncio è Cristo, e Maria entra in dialogo con Dio dando una risposta di fede eccezionale ed indispensabile per la nascita del Figlio di Dio in terra nella condizione umana, autentico «capolavoro della storia della salvezza» (De Fiores). La Vergine Maria viene oggi definita la Santissima Annunziata. Auguri a tutti coloro che portano il nome di Annunziata, Nunzia, Nunzio e derivati. P. Angelo Sardone