2268. «Àlzati, va’ a Nìnive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico. Giona si alzò e andò a Nìnive secondo la parola del Signore»

La semina del mattino

2268. «Àlzati, va’ a Nìnive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico. Giona si alzò e andò a Nìnive secondo la parola del Signore» (Gio 3,2-3).

Il libro di Giona è composto da 4 capitoli, è scritto in ebraico in epoca post-esilica tra il 530 ed il 500 a.C., e riporta la predicazione del profeta Giona a Ninive, ambientata nell’VIII secolo a.C. È un vero e proprio racconto didattico che narra la storia di Giona, annoverato tra i profeti minori a causa della piccola consistenza del suo libro, un profeta che inizialmente è disobbediente a Dio. Ascolta poi, quasi costretto, la Parola e l’ingiunzione del Signore di recarsi a Ninive e predicare la conversione. La città di Ninive era situata sul fiume Tigri (l’odierno Iraq), centro politico, militare e religioso «città molto grande» per la vastità (richiedeva giorni di cammino) e la sua importanza. In riferimento ad Israele, questa città Ninive rappresentava il nemico per eccellenza. Intanto proprio a questa città Dio manda il suo profeta per richiamarla alla conversione con un messaggio breve, efficace ed in un certo senso anche minaccioso: «Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta». Quello del Signore rivolto a Giona, il cui nome significa «colomba», non è un invito, ma una vera e propria ingiunzione. Finalmente, dopo aver tentato ripetutamente di sottrarsi alla chiamata, il profeta inghiottito nel ventre di un grosso pesce dove rimane per tre giorni e poi rigettato sull’asciutto, si decide ad obbedire. Il risultato è positivo e collettivo: i cittadini credettero al Signore, bandirono un digiuno, fecero penitenza dal più grande al più piccolo e Dio, impietosito da questo comportamento penitenziale, non fece il male minacciato. P. Angelo Sardone