2263. «Voi digiunate fra litigi e alterchi e colpendo con pugni iniqui. Non digiunate più come fate oggi, così da fare udire in alto il vostro chiasso»

La semina del mattino

2263. «Voi digiunate fra litigi e alterchi e colpendo con pugni iniqui. Non digiunate più come fate oggi, così da fare udire in alto il vostro chiasso» (Is 58,4).

L’invito del Signore rivolto al suo profeta è quello di gridare a squarciagola, senza paura e riguardo per alcuno, di alzare la voce, di dichiarare al popolo i suoi delitti ed i suoi peccati. Il compito non facile è inteso a ricordare con chiarezza ad un popolo ingrato e disobbediente, che l’atteggiamento religioso e ipocrita non porta a nulla. La richiesta di conoscenza del Signore, della sua vicinanza, risulta inconcludente perché è impostato su una variante che non porta a Dio né tanto meno si allinea al suo pensiero. Il digiuno non è puro né serio. Nonostante la rinunzia al cibo non c’è rinunzia al proprio giudizio ed alle proprie ragioni. Il chiasso non è udito da Dio perché è espressione di lotte e di alterchi relazionali. Altro è il modo di pensare di Dio e la qualità delle opere penitenziali da Lui prescritte, per essere bene accetti e non illudersi di camminare sulla retta via. Dio non vuole semplicemente un gesto esteriore, ma guarda al cuore e vuole il cambiamento interiore. Il digiuno esterno potrebbe non servire a nulla se non è seguito da impegno concreto nella giustizia, nella condivisione ed attenzione agli altri, nel perdono, nella pratica della giustizia. A questi elementi si aggiungono quelli espressamente indicati dal Signore: la liberazione degli oppressi, l’aiuto ai poveri, il sostegno nutritivo agli affamati, la vita segnata dalla giustizia. I gesti esterni e rituali per non correre il rischio di essere vuoti e rimanere senza effetto, devono coniugarsi con la pratica della carità. E il Signore, che vede nel segreto, ricompensa (Mt 6,4). P. Angelo Sardone