La semina del mattino
2260. «Beato l’uomo che resiste alla tentazione perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a quelli che lo amano» (Gc 1,12).
Nell’esperienza umana la tentazione è come una sollecitazione o un impulso a compiere qualcosa che può essere sia piacevole che proibito, quando è una vera istigazione a fare o a farsi del male. Non ne è esente alcuno. Può venire sia dall’interno come dall’esterno. In campo morale tante volte ad essa segue il peccato che si traduce in consenso più o meno deliberato. Le indicazioni provenienti dalla Lettera di Giacomo, esaltano l’uomo che resiste alla tentazione ed evidenziano la sua fedeltà a Dio nonostante la prova e la debolezza. La resistenza, infatti, non è sinonimo di debolezza, ma, al contrario, dimostra la forza interiore di chi sa scegliere il bene anche quando questo costa. Le prove che si subiscono nella vita possono così diventare vere occasioni di crescita. In questa situazione Dio non è lontano dall’uomo né tanto meno indifferente alle sue lotte. Difatti ai suoi occhi ha grande valore ogni suo sforzo, ogni resistenza, ogni scelta fatta per amore del bene. Nel momento della prova il cuore dell’uomo se non si arrende ed è tenace, può diventare più forte e si purifica proprio come l’oro fuso nel crogiuolo. Superata la prova, riceverà la corona della vita, cioè la vittoria spirituale e la ricompensa promessa da Dio ed elargita non già in base alla perfezione umana, ma esclusivamente sull’amore verso Dio, che si é dimostrato con la fedeltà nelle prove. Questo dono è una realtà che inizia ora e si manifesta nella pace nel cuore, nella dignità, nella gioia consapevole di non aver tradito ciò che è vero, giusto e santo. P. Angelo Sardone