La semina del mattino
2481. «Ti glorifichiamo nella memoria della beata sempre Vergine Maria del Rosario».
La vittoria di Lepanto, il 7 ottobre 1571, ad opera della Lega santa che impedì all’impero Ottomano di espandersi in Europa, attribuita dal papa Pio V, domenicano, al sostegno della recita del Rosario alla Madonna, è l’origine della memoria mariana odierna istituita dallo stesso papa. Il rosario è una preghiera contemplativa e devozionale, derivante dall’usanza di mettere una corona di rose sulle statue della Vergine in segno delle preghiere a Lei rivolte, ridotta poi a grani che facilmente si possono tenere nelle mani. Veniva detto il «Salterio mariano», perché sino al 2002, si trattava di 15 misteri della salvezza, ciascuno di 10 Ave Maria, preceduto dal Padre nostro e seguite dal Gloria al Padre, recitati da coloro che non avevano accesso alla preghiera liturgica dei 150 Salmi, come avveniva nei contesti monastici. S. Giovanni Paolo II, nell’Anno del Rosario da Lui indetto, ai misteri tradizionali (gaudiosi, dolorosi e gloriosi) aggiunse quelli della Luce e precisò che il Rosario alla Vergine Maria è «una risorsa non trascurabile nel corredo pastorale di ogni buon evangelizzatore». Nel corso dei secoli tanti Santi con la parola e la testimonianza, hanno dato lustro a questa diffusissima ed efficace devozione mariana. Tra questi S. Bartolo Longo, di recente canonizzato, che a conclusione della celebre supplica alla Madonna di Pompei, adopera espressioni mirabili ed esaltanti della corona del Rosario, catena, vincolo di amore, torre di salvezza, porto sicuro nel comune naufragio, conforto nell’ora dell’agonia. Non basta comunque portare una corona addosso, ma è necessario contemplare i misteri mentre si prega il santo Rosario che ha un cuore cristologico ed eucaristico. P. Angelo Sardone