La semina del mattino
2464. «Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino» (Is 55,6).
Il capitolo 55 del Secondo Isaia, che conclude una sezione molto importante dell’intero Libro, è ricco di stimolazioni ed insegnamenti che la Liturgia riverbera nel corso dell’anno. L’invito odierno esorta il popolo d’Israele, deluso, ferito ed abbattuto, a cercare Dio nel momento presente, ricordandogli che la vita e le occasioni di conversione hanno un tempo opportuno. La situazione è davvero drammatica: Gerusalemme è stata distrutta, il tempio devastato e molti Israeliti sono stati deportati a Babilonia perdendo la propria terra ed entrando in una profonda crisi della fede. Il Signore stesso invita a cercarLo, cioè ad orientare di nuovo e con maggiore intensità la propria vita verso di Lui, riconoscendolo come punto di riferimento della propria esistenza. Dio non si nasconde ma si rende vicino e accessibile. In questa maniera la ricerca dell’uomo è resa possibile dalla disponibilità di Dio a farsi incontrare. Tanti cercano Dio nella sofferenza, in un evento difficile e luttuoso, a seguito di un fallimento, una malattia, una crisi familiare. È normale sentirsi indegni dell’incontro con Lui tenendo conto dei propri errori: proprio per questo Dio è maggiormente disponibile all’incontro ed all’ascolto. L’invocazione è la preghiera, come grido verso l’alto, da parte di chi è consapevole di non poter bastare a se stesso. È il modo ed il luogo nel quale la realtà della propria vita viene consegnata a Dio. A questo deve far seguito una conversione autentica, cioè il proposito di cambiare vita, abbandonare il male ed affidarsi alla sua misericordia divina che è disponibilità di Dio ad incontrare chiunque si apre a Lui con un cuore sincero. P. Angelo Sardone