La semina del mattino
2469. «Stabat Mater dolorosa iuxta Crucem lacrimosa, dum pendebat Fílius».
L’antica e nota sequenza, attribuita a Jacopone da Todi, apre la giornata odierna dedicata liturgicamente alla Beata Maria Vergine Addolorata, associata con Cristo crocifisso anche nella Liturgia e nella pietà popolare. Fu S. Pio X a fissare la data, subito dopo la celebrazione dell’Esaltazione della Santa Croce. È la memoria dei dolori di Maria, come si rileva dai racconti evangelici, nella Passione di Gesù, santo ed innocente, immersa nel mistero della più atroce sofferenza. Il segno più evidente anche dal punto di vista artistico è la Pietà: fra la deposizione e la sepoltura di Gesù, Maria lo sorregge adagiato sulle sue ginocchia. «Maria se ne sta immobile, stringe per dolore le mani, volge i suoi occhi al suo Figliuolo morto» (S. Annibale M. Di Francia). Maria è vestita a lutto e addolorata, con una o sette spade che le trafiggono il cuore. Il culto alla Vergine sotto questo titolo è molto diffuso, come anche sono diverse le Confraternite e le Congregazioni religiose, poste sotto il nome dell’Addolorata. I dolori di Maria, come si riscontra nelle pagine evangeliche, hanno tutti un riferimento cristologico, a cominciare dalla profezia di Simeone (a te una spada trafiggerà l’anima), alla fuga in Egitto, al ritrovamento di Gesù nel Tempio, all’incontro con Gesù sulla via del Calvario, alla partecipazione al suo dolore sotto la croce, alla sua deposizione, al conclusivo accompagnamento e deposizione nel sepolcro. Nel dolore di Maria si concentra il dolore dell’intero universo non solo per la morte di Cristo, ma anche per la situazione attuale del mondo, per la quale non bastano più le lagrime da Lei versate. Auguri a tutte coloro che portano il nome di Addolorata e derivati, perché nel dolore di Maria trovino la forza per affrontare e superare ogni dolore umano. P. Angelo Sardone