La semina del mattino
2407. «Ma se non crederete, non resterete saldi» (Is 7,9).
È il versetto chiave e culmine del brano liturgico odierno nella celebrazione eucaristica, uno dei testi più importanti dell’intero libro di Isaia, collocato agli inizi del cosiddetto «Libretto dell’Emmanuele». Il contesto storico è quello degli anni 734-732 a.C. nella nota guerra siro-efraimita. Resin, re di Aram (l’odierna Siria) e Pekach, re del Regno del Nord (detto di Israele o Èfraim), si alleano contro Acaz, re di Giuda che ha rifiutato di unirsi a loro nella coalizione contro l’impero assiro. Marciano quindi verso Gerusalemme per deporlo. In questo scenario storico, Dio manda Isaia da Acaz e lo invita a fare attenzione e stare tranquillo, a non temere, perché i due re sono come «avanzi di tizzoni fumanti» che emettono ancora fumo e minacciano, ma non hanno forza. Infatti, poco tempo dopo, l’Assiria distruggerà il regno di Siria e porrà fine al regno di Israele (721 a.C.). La sicurezza del regno di Giuda non dipende dalle alleanze politiche, ma solo dalla fiducia riposta nel Signore: se non si confida ho in Lui, il regno non avrà stabilità e vita. Nei momenti più terribili della crisi occorre fidarsi ciecamente del Signore. Senza la fede e la fiducia nel Signore, tutto crolla. Tante volte, impauriti dalle situazioni, soprattutto quelle incresciose, si cerca la sicurezza in alleanze e compromessi umani che non sempre sono affidabili. Occorre costruire la sicurezza sulla Parola di Dio che, secondo le espressioni bibliche, è «il Dio-Amen», cioè il Dio che conferma con le parole e le opere la fedeltà all’alleanza ed il suo potere superiore a qualunque potere umano. Un retto discernimento ed una umiltà di base, permette, aldilà della propria intelligenza e conoscenza, di affidarsi a Dio e di accogliere da Lui prospettive di vita che rendono salda e sicura l’esistenza. P. Angelo Sardone