2393. «Il Signore Dio ha parlato: chi non profetizzerà?»

La semina del mattino
2393. «Il Signore Dio ha parlato: chi non profetizzerà?» (Am 3,8).

Tra i cosiddetti profeti minori, spicca Amos, un allevatore di bestiame di Tekóa che ha operato nel 700 a.C. ai margini del deserto di Giuda e particolarmente nel santuario di Betel nel Regno del nord. Era estraneo ai gruppi profetici: fu direttamente chiamato da Dio ed inviato a profetizzare. La sua predicazione fu abbastanza ferma e decisa. Nel nome del Signore condannava la vita corrotta delle grandi città, le ingiustizie sociali, la falsa sicurezza. La singolare espressione si inserisce nel contesto della vocazione di Amos, il quale sottolinea che, come il ruggito del leone incute terrore e impone attenzione, l’intervento di Dio nella storia obbliga i suoi servitori a trasmettere il suo messaggio. Vi è l’urgenza ed irresistibile necessità di annunciare la parola divina: quando Dio si rivela, il profeta non può tacere. In questa ottica si possono inserire i santi Protomartiri romani dei quali oggi si celebra la memoria subito dopo la solennità dei Santi Pietro e Paolo. Si tratta dei primi cristiani di Roma, «una immensa moltitudine» (Tacito), tra cui molte donne, «grande moltitudine di eletti che sopportarono molti oltraggi e tormenti e lasciarono tra noi un magnifico esempio» (S. Clemente), vittime della feroce persecuzione scatenata dall’imperatore Nerone a seguito dell’incendio della città nel 64 d.C. Accusati, subirono supplizi atroci nei giardini vaticani. Avendo ricevuto da Dio il dono della chiamata al Cristianesimo non si sono sottratti dalla testimonianza cruenta con il loro martirio. Probabilmente anche oggi il Signore chiama a dare testimonianze analoghe, dal momento che spesso ci si ritrova nella medesima arena pronti per il medesimo combattimento. P. Angelo Sardone