2352. «So che dopo la mia partenza verranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; perfino in mezzo a voi sorgeranno alcuni a parlare di cose perverse, per attirare i discepoli dietro di sé»

La semina del mattino
2352. «So che dopo la mia partenza verranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; perfino in mezzo a voi sorgeranno alcuni a parlare di cose perverse, per attirare i discepoli dietro di sé» (At 20,29-30).

Il tono del discorso d’addio di Paolo agli anziani di Efeso, è davvero esemplare perché racchiude componenti diverse: storica, emotiva, psicologica, teologica. La sintesi del suo operato missionario e pastorale è estremamente chiara sia nella memoria di quanto fatto, che nella prospettiva realistica di ciò che potrebbe accadere nel futuro. Il pericolo potrebbe essere imminente e concreto: l’arrivo di falsi profeti a mo’ di lupi rapaci, come li aveva chiamati Gesù stesso, sconquasseranno ogni cosa ribaltando la verità di quanto affermato e fatto, con la conseguenza della confusione e della diaspora ideologica. Essi agiranno con la tecnica del non risparmio del gregge: i discorsi perversi, le false promesse, saranno strumenti efficaci per attirare e convincere chiunque a seguirli. Come reagire? Vegliando e pensando a quanto l‘Apostolo con abnegazione e grandi sacrifici ha fatto per tre anni, giorno e notte, ammonendo e piangendo. Niente di più vero. L’esperienza lo attesta. Anni ed anni di impegno serio, generoso, costruttivo e competente nei confronti del gregge, possono essere annientati dall’arrivo di facinorosi, magari anche dotati di buone capacità, che non servono ma si servono del gregge per le loro finalità egemoniche ed egoistiche e causano lo sfacelo. Bisogna stare in guardia e non lasciarsi ingannare, considerando la verità e la validità delle cose apprese e la serietà e l’impegno di chi le ha proclamate con la vita e con le parole. P. Angelo Sardone