2351. «Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio»

La semina del mattino
2351. «Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio» (At 20,24).

Il discorso tenuto da Paolo a Mileto agli anziani della Chiesa di Efeso, è uno dei tre grandi discorsi, quasi una sorta di testamento spirituale rivolto non solo ai responsabili di quella Chiesa cui aveva dedicato tanta cura, ma in genere a tutti i cristiani. In esso ricorda il suo lavoro apostolico per le Chiese dell’Asia e guarda in prospettiva il lavoro futuro, presentendo quasi le tribolazioni che lo aspettano ed il fatto che non lo potranno più vedere. Sa bene, infatti, che sotto la spinta dello Spirito viene condotto altrove. Il sunto della predicazione verte su Gesù, il Signore risorto che sia i pagani che i Giudei devono riconoscere. In essa non ha trascurato nessuno, subendo ogni genere di insidie ed umiliazioni sofferte con lagrime e prove per rendere testimonianza alla grazia di Dio, ultimando la sua corsa ed il servizio apostolico ricevuto direttamente dal Signore. Nei confronti di quest’ultimo, ritiene che la sua vita non sia per nulla preziosa, quanto è prezioso, invece, il prosieguo della sua attività con l’opera dei sorveglianti, cioè i responsabili della comunità. Per quanto potesse avere simili pensieri, rimane perfettamente lucido nel dare indicazioni pastorali coerenti ed efficaci. La vita di ogni evangelizzatore non ha significato e valore di preziosità se non in vista del ministero che compie. La fedeltà al compito ricevuto conferisce una forza grandiosa che aiuta a superare le inevitabili difficoltà di ambienti, relazioni, problemi. Spendere la propria vita per il gregge affidato da Dio e dall’obbedienza ecclesiastica, è, per ogni ministro, anche se non è parroco, il valore supremo del suo impegno e della sua testimonianza. P. Angelo Sardone