La semina del mattino
2350. «Si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù» (At 19,5).
Proseguendo il suo viaggio missionario, Paolo lascia Corinto e si reca ad Efeso. Questa era una città grande, una delle più fiorenti dell’Impero romano, con circa 300.000 abitanti, porto molto frequentato per gli scambi commerciali tra Oriente ed Occidente. Qui si tratterrà per tre mesi. Intanto incontra alcuni discepoli, il nome col quale Luca indica i cristiani, e ad essi chiede se hanno ricevuto lo Spirito Santo. Gli rispondono che non hanno mai sentito parlare di Spirito Santo. Allora, chiede, che battesimo hanno potuto ricevere? Gli rispondono che era quello di Giovanni il Battista, la cui corrente era ancora molto presente con tanti adepti. Paolo spiega loro che quello era un battesimo di penitenza, solo una preparazione a quello di Gesù Cristo che, attraverso l’imposizione delle mani, porta il dono efficace dello Spirito. Il battesimo nel nome del Signore Gesù permette di riconoscerlo come Signore e Messia, indica l’ingresso nella comunità cristiana. Quando questi 12 interlocutori ricevono il Battesimo, cominciano a parlare in lingue ed a profetare: è il segno evidente della presenza dello Spirito che aveva operato nel giorno di Pentecoste ed anche in casa di Cornelio, il pagano battezzato da Pietro. Tutto ciò che avviene in Cristo fa comprendere che, dopo l’immersione nell’acqua, lo Spirito Santo vola su di noi dall’alto del cielo e che diventiamo figli di Dio (S. Ilario di Poitiers). Il battesimo è la vocazione fondamentale del cristiano che è veramente tale quando ha coscienza di essere stato chiamato da Dio ad una vita nuova, «per Cristo in Dio». Una riscoperta continua porta effetti salutari di comprensione maggiore e di pratica effettiva di vita cristiana. P. Angelo Sardone