La semina del mattino
2339. «Ritengo che non si debbano importunare quelli che dalle nazioni si convertono a Dio, ma solo che si ordini loro di astenersi dalla contaminazione con gli idoli, dalle unioni illegittime, dagli animali soffocati e dal sangue» (At 15,19-20).
Il Concilio di Gerusalemme si apre con una prolusione di Pietro. Egli ribadisce come proprio per suo mezzo e da tempo, il Signore ha voluto divulgare la Parola alle genti ed attesta come loro stessi ed i Padri non sono stati in grado di assolvere pienamente il giogo che ora si intende mettere sul collo di coloro che si convertono alla fede in Cristo. La grande discussione verte sulle problematiche che Paolo e Barnaba poi presentano all’assemblea, illustrando l’esperienza concreta della proficua evangelizzazione da loro realizzata presso i pagani. L’Assemblea ascolta e tace in segno di rispetto ed approvazione. Prende quindi la parola Giacomo, uno dei responsabili della Chiesa di Gerusalemme, noto per essere rigido osservante di tutta la legge giudaica, e fa una proposta conciliante e sensata. Partendo da un preciso riferimento biblico e citando i Profeti, giunge alla conclusione: non bisogna inquietare coloro che dal paganesimo passano al cristianesimo. Le prescrizioni loro riservate sono quattro: astenersi dalle contaminazioni con gli idoli, cioè dalle carni immolate nei sacrifici pagani, cosa incompatibile con il culto all’unico Dio; astenersi dalla fornicazione, cioè da matrimoni illeciti tra consanguinei, e particolarmente dall’incesto, da rapporti sessuali fuori dal matrimonio, pratiche legate ai culti pagani; astenersi dalla consumazione di carne di animali soffocati e dal sangue che è sinonimo di vita, cose già messe in pratica per legge dai Giudei. La sinodalità, col confronto, la discussione e l’ascolto, porta sempre alle conclusioni. P. Angelo Sardone