2299. «Non si contamineranno più con i loro ìdoli, con i loro abomìni e con tutte le loro iniquità; li libererò da tutte le ribellioni con cui hanno peccato, li purificherò e saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio»

La semina del mattino

2299. «Non si contamineranno più con i loro ìdoli, con i loro abomìni e con tutte le loro iniquità; li libererò da tutte le ribellioni con cui hanno peccato, li purificherò e saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio» (Ez 37,23). L’oracolo odierno, tratto dal Libro di Ezechiele si colloca nel contesto dell’esilio babilonese: Israele aveva perduto insieme con la sua terra, l’unità e l’identità di popolo. Il profeta mentre descrive il futuro politico, annuncia l’azione gratuita di Dio nel ricreare il suo popolo. Gli elementi di questa azione sono racchiusi in tre interventi diversi di Dio: innanzitutto radunare il popolo e riportarlo all’unità dopo la frattura consumata nel 931 con la morte di Salomone, con la divisione dell’intera Palestina in due distinti regni. Il «servo Davide» non è una nostalgica reminiscenza del grande re quanto una guida che vive la volontà di Dio ed obbedisce. Dio inoltre purifica dall’idolatria: l’esilio babilonese, infatti, è stata un’ineluttabile conseguenza dell’infedeltà all’alleanza con Dio. Infine Dio restaura cioè induce ad un cambiamento interiore: si ritorna alla terra, ma principalmente si deve ritornare al Signore e ricostruire con Lui una relazione di fiducia dalla quale verrà poi la stabilità. Lo smarrimento e la dispersione di cui è stato vittima il popolo d’Israele nel passato ha le sue ripercussioni nel medesimo smarrimento e dispersione di cui è vittima il popolo cristiano oggi, avendo perduto i punti di riferimento e realizzato un progressivo allontanamento dal Vangelo, dalla Chiesa, dal papa. Dio non abbandona in queste situazioni: continua ad avere fiducia nell’uomo al quale però chiede una seria conversione ed una purificazione reale del cuore e della vita. P. Angelo Sardone