La semina del mattino
2289. «Si dimentica forse una donna del suo bambino così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai» (Is 49,15).
È uno dei passi più toccanti e potenti dell’intera Sacra Scrittura. Mette in evidenza l’amore struggente di Dio Padre nei confronti della umanità. La deportazione degli Israeliti in Babilonia a seguito della distruzione di Gerusalemme (587 a.C.), aveva determinato in loro un grande scoraggiamento e la sensazione di essere stati abbandonati da Dio, dimenticati, senza avere alcuna speranza di tornare in patria. Proprio a questa sensazione diventata espressione corrente sulle loro labbra, il Signore risponde con un tono accorato e col segno di un’immagine bellissima e convincente, espressione dell’amore più grande che esiste in natura: la madre per il suo bambino. È qualcosa di inserito nella profondità dell’essere umano, una delle leggi stampate direttamente nel cuore e nelle membra della madre. Non è naturale che una madre si dimentichi del frutto del suo grembo. È quasi impossibile. Eppure, se anche dovesse capitare qualcosa di simile, Dio afferma una cosa sorprendente: «Io non ti dimenticherò mai!». Ciò sta a significare che, nonostante non sempre lo si comprenda, l’amore che Dio nutre nei confronti delle sue creature è più forte di qualsiasi amore umano, non viene mai meno, anche quando l’uomo o la donna perdono speranza. Nel cuore di Dio, nonostante il peccato, da quello originale a quello attuale, l’amore per l’uomo è inciso e non può essere cancellato perché è ancora più grande e più fedele di qualunque altro amore. Questo testo non perde la sua straordinaria valenza e può risolversi per l’uomo in grande consolazione e fedeltà, dinanzi alla solitudine in cui spesso versa. P. Angelo Sardone