2272. «Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore»

La semina del mattino

2272. «Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore» (Gen 12,4).

La vocazione di Abramo rientra nella letteratura classica della chiamata nel Vecchio Testamento. Nella esemplificazione e nella dinamica dei rapporti di Dio con i grandi personaggi del passato, essa si colloca come un vero e proprio modello cui ci si ispira nel discernimento e nell’accompagnamento vocazionale. Il Signore irrompe nella vita del patriarca e gli manifesta la sua volontà con un vero e proprio comando. Gli ingiunge di lasciare ed abbandonare alcuni elementi che sono fondamentali nella sua vita: la terra, la sua terra dove era vissuto fino ad allora (siamo nel 1850 circa a.C.) e che costituiva la sua sicurezza materiale; la sua parentela, ossia la sua identità sociale e relazionale; la casa di suo padre Terach e le radici più profonde della sua famiglia e del suo casato già trasferitosi da Ur dei Caldei nella terra di Carran dove si erano stabiliti e dove Terach morì all’età di duecentocinque anni. Il motivo dell’abbandono è il viaggio da compiere fino alla terra di Canaan, terra sconosciuta, che sarà oggetto della promessa divina. La fede di Abramo immediatamente si rivela di grande spessore: è la sua fiducia in Dio che lo spinge a muoversi senza sapere dove andare, ma fidando solo nella promessa di divenire una grande nazione e diventare oggetto di benedizioni, con un nome grande e la prerogativa di far diventare benedette tutte le famiglie della terra. «Vattene» e «va» sono i termini perentori analoghi al «venite dietro a Me» che in un contesto diverso caratterizzerà la chiamata dei primi discepoli da parte di Gesù. P. Angelo Sardone