2265. «Del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete» (Gn 3,3).
All’inizio del cammino quaresimale, nella prima domenica, la Liturgia propone la lettura della Storia sacra a partire dal Libro della Genesi, le origini, e dal primo peccato dei progenitori, la disobbedienza a Dio. Adamo ed Eva creati da Dio erano stati da Lui collocati nel Giardino dell’Eden, dove tutto era all’insegna dell’armonia, della perfezione. I termini antropomorfici adoperati dalla Scrittura ritraggono Dio che passeggia nel giardino e parla con le sue più elette creature, la cosa apparsa «molto buona» ai suoi occhi. All’uomo fatto di terra ed alla donna madre di tutti i viventi, il Creatore aveva permesso di mangiare i frutti di tutti gli alberi tranne uno, quello in mezzo al giardino, l’albero della conoscenza del bene e del male, proibendo di raccogliere frutto alcuno, pena la morte. Si trattava quasi di una sorta di limite da Lui stabilito. Tutto questo viene apertamente contestato dal serpente, figura del demonio, angelo ribelle a Dio e suo concorrente nel trarre dalla sua parte le creature umane. Con inganno egli cerca di dissuadere la donna dall’obbedienza all’assurdo comando di Dio, dato per non perdere l’egemonia assoluta della sua identità. La risposta della donna è vera, ed ingenuo il suo comportamento successivo che causerà la rottura del rapporto col Creatore. Vengono così descritti la libertà concessa alla creatura umana e il limite imposto da Dio che, nel suo modo di fare, serve a proteggere le creature, non certo ad opprimerle. Il risultato è la manifestazione aperta di sfiducia nel Signore che si concretizza nella disobbedienza. P. Angelo Sardone