La semina del mattino
2250. «Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male» (1Re 3,9).
Dopo Davide sul trono di Israele salì suo figlio, Salomone, avuto da Betsabea che era stata moglie di Uria, l’Ittita. Regnò per circa quarant’anni. È il re sinonimo di intelligenza, detto il magnifico, il saggio. L’eredità ricevuta da suo padre richiedeva la gestione di un popolo talmente numeroso da non potersi contare, ed una sapienza particolare nell’amministrazione sociale ed economica, a fronte della sua giovane età. Salomone si reca pertanto sull’altura di Gabaon, luogo religioso a nord ovest di Gerusalemme dove risiedeva il tabernacolo, una sorta di piccolo santuario che aveva accompagnato il cammino del popolo nel deserto. Qui offre al Signore il sacrificio con ricchi olocausti. Nella notte gli appare il Signore e gli dice di chiedergli qualsiasi cosa perché gliela avrebbe concessa. Consapevole della grandezza e della responsabilità del suo ruolo, non necessitando di ricchezze e beni materiali, il giovane re chiede al Signore il dono di un cuore docile, capace di amministrare il popolo con giustizia e distinguere il bene dal male. Il testo sacro sottolinea che Dio apprezzò molto la richiesta e gli concesse innanzitutto il cuore saggio ed intelligente e poi anche quello che non gli aveva chiesto: ricchezza e gloria che nessun altro re aveva ricevuto ed avrebbe avuto in seguito ed una lunga vita, se avesse continuato a camminare nelle sue vie osservando i suoi decreti ed i suoi comandi. La saggezza non è risultato solo dell’età e della maturità, della canizie e della vecchiaia. È dono che si può ricevere da Dio ed avere anche in giovane età, se essa si muove sul versante del buonsenso e della fiducia nel Signore. P. Angelo Sardone