2230. «Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria

La semina del mattino

2230. «Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria» (Is 49,3).

In analogia e continuità di quanto già proclamato la scorsa domenica, la Liturgia presenta oggi il cosiddetto «Secondo canto del Servo del Signore» che nel corso della Quaresima avrà il suo rilievo teologico e pastorale. Come il primo e gli altri due, il terzo e il quarto, mentre la Tradizione ebraica lo riferisce al popolo di Israele, la Tradizione cristiana lo legge in chiave messianica, riferito a Cristo. La gloria di Dio si manifesta nell’esperienza diretta del servo caratterizzata da una sorta di vuoto ed inutilità del suo servizio, quasi che non serva a nulla quanto ha fatto. Infatti alla inadeguatezza umana nel compimento della missione si oppone la grandezza di Dio che la chiede. Non c’è successo. Le mani sono vuote. L’unico risultato è di Dio ed è Lui stesso la vera ricompensa. Dio che è la forza non lascia a mani e cuore vuoto: Egli rende il servo luce delle nazioni perché porti la sua salvezza fino all’estremità della terra. Ad un pessimismo realista per la situazione e le condizioni del popolo e del mondo e l’incapacità di quantificare il bene fatto ed il conseguente raccolto, si oppone la fiducia in Dio che regola dall’alto, spinge a seminare ed a farlo bene, perché questa è la nostra missione. Al resto provvederà Egli stesso anche se le mani potranno essere comunque vuote. È meglio che sia così perché ci si renda conto di essere servi inutili, avendo compiuto, secondo il vangelo, tutto ciò che era stato richiesto di fare. La ricompensa provvederà Dio stesso a darla nella misura che Egli stesso ritiene proporzionata all’impegno umano ed al merito acquisito. P. Angelo Sardone