17 giugno 2020

Mattutino di speranza
17 giugno 2020
Il Signore dona e custodisce in noi la santità e la vita. Entrambe provengono dalla sua grazia. Entrambe si sperimentano sulla terra e si godono in pienezza in cielo. La vita cristiana è un itinerario di santità; non avrebbe valore se non fosse tale. Per quanto l’uomo ci pensi o no, la sua esistenza non è vuota, è un insieme di doni ed un impegno responsabile a farli fruttificare con la docilità, l’obbedienza alla fede, la fiducia in Dio ed in sé stesso. Ogni dono di Dio è per Lui oggetto di custodia attenta e gelosa perché nulla vada perduto di ciò che ha creato. Se sono importanti le cose, gli animali, le piante, gli astri del cielo, a maggior ragione ancor di più lo è l’uomo posto nell’universo come dominatore e signore di «tutte le greggi e gli armenti e anche le bestie della campagna, gli uccelli del cielo e i pesci del mare, ogni essere che percorre le vie dei mari» (Sal 8, 8-9). La custodia che ha Dio nei confronti dell’uomo si riverbera in quella che deve avere l’uomo nell’uso corretto delle cose create. Dio ha conferito all’uomo sin dalla creazione il potere di dare il nome alle cose, alle piante, agli animali, e quindi di assoggettarle, perchè nella loro utilizzazione realizzino le finalità per le quali sono state create e servano all’uomo per garantirgli sostentamento ed una vita dignitosa e serena. Dio si è legato con un patto di amore, infranto però dall’uomo a causa della sua superbia, della “dura cervice” e del desiderio contratto col peccato, di essere lui “centro e misura di tutte le cose”, secondo la storica asserzione del filosofo greco Protagora di Abdera, soggetto incontrastato di giudizio della realtà, del modo di essere e del suo significato. Dinanzi alla disfatta ciclica dell’uomo, dalla corruzione a causa della malvagità, alla torre di Babele, dalla rivolta contro i valori naturali con la perversione di Sodoma e Gomorra, al desiderio di autonomia da qualunque nesso vincolante, Dio ha risposto sempre con la sua alleanza attraverso molteplici segni: l’arcobaleno, dopo il diluvio universale, la circoncisione a partire da Abramo, la liberazione dalla schiavitù d’Egitto, i comandamenti dati a Mosè, la legge scritta nel cuore umano con i profeti, fino al patto della nuova ed eterna alleanza sancito col sangue di Cristo sull’altare della croce. L’ingiunzione di Dio «Siate santi, perchè io, il Signore Dio vostro, sono santo» (Lv 19, 2) vede Dio in prima persona attivo ed attento a custodire in noi la sua santità senza ledere la libertà umana, ma orientandola al bene ed al vero. La santità cammina di pari passo con la vita, non come entità astratta, ma come realtà dinamica, coinvolgente ed operativa che porta pace nella tribolazione, ristoro nella fatica, consolazione nel dolore, speranza nella incertezza, verità nel dubbio e nell’errore. Dio rispetta la libertà dell’uomo come valore assoluto e si china a guardare sulla terra e nei cieli anche la scelta sciagurata che egli fa del male, sotto il dominio del peccato. Dio non vuole il male. È l’uomo che sceglie di farlo con consapevolezza e irresponsabilità. Nel suo grande amore Dio concede all’uomo il tempo per pentirsi e veglia sulla sua condotta anche quando cammina nelle tenebre più fitte, quando la libertà concepita e vissuta in forma esagerata diviene libertinaggio, prurito continuo di novità, delirio di onnipotenza, assuefazione al male. Lo strumento di salvezza derivante dalla infinita misericordia di Dio e dal mistero della morte di Cristo si chiama “grazia santificante” che alberga nel cuore dell’uomo e gli viene donata attraverso i sacramenti che di essi sono “mezzi efficaci”. La grazia rende participi della natura di Dio, figli ed eredi di Dio, inabitazione della santissima Trinità. La grazia è la vita di Dio nell’uomo, rendendolo «capace di credere in Dio, di sperare in lui e di amarlo per mezzo delle virtù teologali; gli dà la capacità di vivere e agire sotto la mozione dello Spirito Santo e dei suoi doni; gli permette di crescere nel bene per mezzo delle virtù morali» (Catechismo della Chiesa Cattolica art. 1266). La grazia è un modo concreto col quale «la persona di Gesù attraverso la sua natura divina e la sua natura umana prende la nostra persona umana e la inserisce nella vita divina» (E. Medi). È un grande dono ed anche una grande responsabilità che deve poter regolare il cammino umano e spirituale a tutte le età ed in tutte le condizioni sociali e religiose, senza sbavature devozionistiche che spesso possono tradursi in slanci ed impennate paradisiache che si alternano con picchiate infernali e depressive. Il pericolo diviene ancora più grave quando non ci si rende conto del male che si fa a stessi con l’illusione di essere quasi perfetti, di giustificare ogni cosa in forza dell’età, delle condizioni familiari e sociali, di una errata e personalistica interpretazione della legge di Dio, senza sapere di stare forse a percorrere la via spaziosa e larga che porta alla perdizione. La grazia che è luce, irrompe nel buio fitto dell’errore e fa avvertire il sibilo dolce e suadente della voce di Dio che penetra anche nella più acuta sordità. P. Angelo Sardone